American Idiot Tour – Milano by Nemo

don’t want to be an american idiot… tara-raran-tan-tan…
Io ascolto e ho ascoltato veramente di tutto, da sempre, a parte certe porcherie totali, o certi generi tipo l’hip-hop(a parte le solite eccezioni) o parte della musica elettronica (tipo techno-house-et similia). ma il punk è di sicuro il mio genere d’elezione.
ora vista la premessa come faccio a commentare il concerto di ieri notte dei green day a milano senza scrivere un trattato? è terreno spinoso… e non faccio mica il giornalista-una cartella tot righe e via. è la mia vita. quindi? quindi dirò qualcosa di parziale, e predetelo come tale.
io mi sono divertito, e parecchio. e mi è sembrato che fosse così più o meno per tutti quelli che c’erano. a parte il finale in pò in calando, quando avevano tutto il forum in mano, e potevano farlo esplodere con un’attacco grintoso. ma vabbè.
non sono i bad religion (di cui sono un grande fun), nè i rage, e lo dichiarano apertamente, sono figli della scuola ramones. perchè qualcuno potrebbe dire che i ramones non erano punk? meno rabbia rivoluzionaria e più rebel without a cause… temi politici ed esistenziali anche dolorosi, affrontati però con uno spirito di grinta con un fondo positivo e scanzonato. no future? so? fuck bush e let’s pogo this night out. non è roba per puristi, per black-block della musica, per nostalgici o che. è per i teenager di tutte le età.
e poi non è più il settantasette. e nemmeno allora, quando poi uscì london calling dei clash, disco della svolta in cui iniziava il loro meticciato musicale, non furono in pochi a storcere il naso, talebani dei generi. non voglio certo paragonare i miei unici mostri sacri con questi simpaticissimi cazzoni, ma è giusto per capirci.

Poi bisogna dire almeno qualcosa di “tecnico-oggettivo” sullo show. e anche qui potrei dilungarmi. solo alcune cose : non avevo mai visto cercare tra il pubblico d’amblè tre musicisti, tre che a richiesta sapessero maneggiare basso batt. e chitarra, farli salire sul palco e farli suonare al posto loro. spassosissimo e riuscito. un pò una simpatica parodia della vecchia idea punk : tutti potete avere una band, predete gli strumenti, imparate tre accordi e gridate la vostra. nè mi aspettavo d’altrocanto che che billy joe sapesse quando vuole suonare così bene la chitarra, nè che riuscisse a rifare we are the champions senza far brutta figura come cantante, anzi. e poi complimenti all’engineering, il sound era perfetto. e in una sala come assago non è come dirlo.
Non saranno delle icone rivoluzionarie, non se la tirano troppo da star, né prendono nemmeno nessuno per il culo. e fanno la loro porca figura. fuck art-let’s rock.